Alternanza scuola-lavoro: profili giuridici

L’alternanza scuola-lavoro è una misura introdotta dal decreto legislativo n. 77 del 15 aprile 2005, in attuazione della riforma Moratti sulla scuola (l. 53/2003). Si tratta di uno strumento già ampiamente sperimentato in diversi Paesi europei, utilizzato per avvicinare, fin da subito, i giovani al mondo del lavoro consentendogli di maturare importanti esperienze formative. Eppure, l’intento seppur lodevole del legislatore non ha mancato di suscitare polemiche e malcontenti provenienti, talvolta, proprio dagli studenti, principali protagonisti della riforma in questione.

Occorre interrogarsi sulle ragioni delle reazioni provocate. Come spesso accade, il nostro legislatore trae spunto dagli ordinamenti comunitari, il che rappresenta il precipitato di quel procedimento di armonizzazione che vede costantemente coinvolti gli Stati Membri dell’Unione. Tuttavia, quello che emerge può rappresentare poco più che una “brutta copia”, inefficace ed esosa se non si tengono presenti le peculiarità proprie del panorama Italia: dalla situazione economica-finanziaria alla politica, passando per le problematiche proprie del settore istruzione.

L’Italia ha registrato il record per dispersione scolastica, circostanza che si aggrava proprio nelle periferie, luoghi abbandonati da uno “Stato-debole” e dove non mancano, edifici scolastici pericolanti, strutturalmente inadeguati ad ospitare i ragazzi.
Un’occasione mancata insomma, ancora una volta una riforma realizzata solo a metà, rispetto alla quale sarebbe auspicabile un intervento olistico.

Ma procediamo con ordine.

L’art. 1 del decreto sopra richiamato definisce l’ “alternanza” come: «modalità di realizzazione dei corsi del secondo ciclo, sia nel sistema dei licei sia nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale, per assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro. Gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età, salva restando la possibilità di espletamento del diritto – dovere con il contratto di apprendistato ai sensi dell’articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, possono presentare la richiesta di svolgere, con la predetta modalità e nei l’intera formazione dai 15 ai 18 anni o parte di essa, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa».
Particolarmente significative sono le finalità enunciate all’ art. 2: arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro; favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali; correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio.

Sui percorsi alternanza scuola-lavoro, il legislatore è tornato di recente. La nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza 2018 prevede modifiche significative. Innanzitutto, si nota una ridenominazione in “percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento”. Si opera, inoltre, una drastica riduzione del numero di ore globali.
Questo intervento potrebbe consentire ai docenti di intraprendere, attraverso l’impiego queste ore, progetti formativi e culturali, finalizzati all’ orientamento universitario.

È, infatti, necessario ed opportuno contemperare tali attività con il fondamentale diritto allo studio sancito dalla nostra Costituzione, tutelando gli studenti e vigilando costantemente affinché tali iniziative siano organizzate in maniera assolutamente aderente alle disposizioni legislative in materia, scongiurando il rischio di allontanamento dalle aule finalizzato allo svolgimento del lavoro gratuito.

-Alessia Maione

Author: Alessia Maione

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