Alla ricerca delle fonti bibliografiche: guida per l’uso

Una delle più diffuse critiche alla impostazione didattica della facoltà di giurisprudenza, in Italia, è l’approccio fortemente teorico.

 Pesa non solo la mancanza dei cosiddetti mock-trials, simulazioni di veri e propri processi, estremamente comuni nella tradizione americana, ma anche la scarsa familiarità con la scrittura di propri elaborati in cui si trattano questioni di diritto in maniera argomentativa.

Carenza ancor più grave, se consideriamo il peso dato alla tesi elaborata dallo studente universitario di giurisprudenza al termine del proprio percorso di studi.

Una tappa importante che vede spesso lo studente scontrarsi per la prima volta con le numerose difficoltà del caso, tra cui, la scelta e il reperimento dei testi da includere nella bibliografia.

Spesso in ambito di tesi è lo stesso docente a indicare testi di riferimento da includere nella bibliografia dell’elaborato .

Qualora così non fosse, o si volesse ricercare materiale ulteriore relativo alla nostra materia di interesse, cosa fare?

L’uso di un motore di ricerca ad ampio raggio (come ad esempio Google) per orientarsi nel mare magnum della rete, sembra accettabile, ma presenta il grosso rischio di effettuare una ricerca molto generica.
Il che in alcuni casi potrebbe essere utile, in altri eccessivamente dispersivo, specie se si vuole restringere il proprio campo di ricerca a fonti normative o giurisprudenziali e dottrina relativi ad un certo argomento.

Se questo è il vostro caso, meglio indirizzarsi per una ricerca in una banca dati apposita.
Le banche dati sono presenti in numero vastissimo, per ogni materia e gusto, a pagamento o gratuite, con possibilità di svolgere ricerche più o meno restrittive.
L’utilità di questo strumento è che è in grado di produrre una ricerca limitata al campo del diritto, basandosi sulle parole chiave digitate, con la possibilità di fornire anche degli spunti non pensati in precedenza, sempre però attinenti all’ambito di interesse.

Tra le tante, un punto di riferimento è costituito da infoLEGES.it.
Si tratta di una banca dati estensiva, che permette di svolgere una ricerca tra varie aree (Normativa comunitaria, Normativa statale, Normativa regionale, Giurisprudenza italiana, Giurisprudenza comunitaria, Dottrina giuridica, cui si aggiungono le collezioni costituite da Contratti Collettivi, Concorsi Pubblici e Gazzetta Ufficiale).
Il suo utilizzo è gratuito se ci si attiene alle funzioni base, ma è possibile effettuare un abbonamento per usufruire di servizi aggiuntivi.
Una volta reperiti i titoli d’interesse, come comportarci per trovare i testi?

In alcuni casi (a dire il vero, spesso limitati) si ha la grande fortuna di scoprire che il testo di interesse è consultabile, interamente o parzialmente, su internet: vale perciò la pena di effettuare un rapido controllo.
Ma, se così non fosse?
Molte monografie e riviste sono consultabili nelle estese collezioni della biblioteca centrale di area giuridica, sita nella sede centrale di Corso Umberto, o nelle biblioteche dipartimentali.

Come verificare se uno dei titoli cercati si trova effettivamente in possesso dell’Università?
È sufficiente verificare sul sito www.opac.unina.it, inserendo il titolo della monografia o del periodico di interesse. (NB:  Opac presenta due campi dove inserire il titolo, una per le monografie, l’altra per i periodici, è bene fare attenzione a quello che il sito indica in tal senso, altrimenti il risultato della ricerca potrebbe risultarne minato.)

Quali informazioni importanti otteniamo dalla ricerca su opac?

  • Se il titolo che cerchiamo è reperibile in una delle citate biblioteche.
    (I tempi di registrazione dei testi in possesso delle biblioteche su Opac non sono brevissimi, quindi è da notare che testi aggiuntisi da poco alla collezione della biblioteca potrebbero essere fisicamente presenti ma non ancora catalogati e registrati. )

 

  • In quale struttura è possibile reperirlo(es. “biblioteca centrale di area giuridica”, o “dipartimento di diritto ecclesiastico”).
    Specie per monografie molto comuni, non è infrequente che l’università sia in possesso di più di una copia. Se uno stesso titolo è indicato come presente in più di una biblioteca, è questo il caso.

 

  • La collocazione. Per collocazione si intende il codice che contrassegna lo scaffale e la posizione dove fisicamente si trova il testo di riferimento. È un’indicazione indispensabile al personale della biblioteca che si occupa di reperire i testi richiesti per le consultazioni. Esso va trascritto INTEGRALMENTE e con precisione nel momento in cui si effettua la richiesta di consultazione presso una biblioteca universitaria.
    La collocazione inizia generalmente con dei numeri romani, ma nel caso in cui iniziasse con delle diciture letterali, come ad esempio “Univ.” o “Coll.”, sarà bene prenderne nota per intero.Se il testo è presente, annotare con precisione la collocazione risparmierà molto tempo sia a voi che al personale delle biblioteche. Nel caso in cui si richieda un determinato testo di cui non si conosce la collocazione, si verrà in ogni caso indirizzati dal personale ai terminali dell’università dove sarete invitati a effettuare la ricerca su opac.

 

Muniti dei titoli e (preferibilmente) delle collocazioni, ci si può dirigere presso una delle biblioteche dipartimentali o presso la biblioteca di area giuridica, alla ricerca dei testi.

Cosa c’è da sapere?
– Per poter avere accesso ai testi della collezione universitaria è necessario fornire un proprio documento di identità al personale della biblioteca, quindi è opportuno attrezzarsi in tal senso.

– Attualmente la politica della università consiste nel limitare i prestiti, e favorire le consultazioni.
Un’alternativa al prestito può però essere quella di fotocopiare, entro i limiti stabiliti per legge, parte del libro. Dato che non viene permesso di portare i testi al di fuori della biblioteca, le fotocopie possono essere effettuate grazie agli appositi macchinari presenti presso le biblioteche. Per usare le fotocopiatrici è necessario di munirsi di un’apposita tessera.
La tessere ha costo di 2 euro, ed è ricaricabile. Il costo delle fotocopie è indicativamente di tre centesimi.  Variazioni possono essere dovute al formato con cui si decide di stampare, o alla scelta di stampare con inchiostri colorati.

Dove e come è possibile acquistare la tessera per le fotocopie?

Dove: presso la biblioteca centrale di area giuridica, al quarto piano della sede centrale di Corso Umberto; presso il palazzo Pecoraro-Albani sito in Via Porta di Massa;

Come: è possibile chiedere informazioni sul procedimento da seguire al personale della biblioteca; si tratta di creare un apposito account (per quanto riguarda la biblioteca centrale, la procedura di creazione dell’account è illustrata passo per passo da un cartello posizionato vicino ai terminali della biblioteca), di passare poi all’acquisto della scheda, e infine di caricarla in base alle proprie esigenze.
NB. Poiché sarà necessario creare un account a voi intestato ed associato ad una casella di posta elettronica, assicuratevi di ricordare/annotare la password della vostra mail, poiché dovrete ricevere (e aprire) una mail di conferma della creazione dell’account. Non è strettamente necessario adoperare la mail istituzionale, è idoneo un qualunque indirizzo di posta elettronica.

 

Author: Sara Palumbo

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