“Chi a chi? – Alimenti ai genitori, questi sconosciuti”

“Tocca a te! Io ho la famiglia, tu no!” “E ora chi lo risolve questo problema?” Tante volte, con rammarico, si analizza nella piccola società della famiglia un problema: il prendersi cura dei propri genitori. Col matrimonio ormai contratto e magari sotto un tetto differente, un figlio genera una propria famiglia, così lontana e così vicina al proprio nucleo ancestrale: la famiglia originaria. Mai bisogna dimenticarsi delle proprie origini e quindi dei propri genitori: in fondo questo ci è stato impartito sia da bambini (ovvero dalla etica e morale di base) che comunque da quei grandi canoni religiosi che (atei, d’altra confessione o meno) sono ormai intrisi nella nostra società. Un comandamento religioso ammette “Onora il padre e la madre”, ma sicuramente non c’è bisogno di ricordarlo. Eppure… tante volte questo “problema” emerge anche in tribunale o parlando semplicemente con amici. In età avanzata però, è chiaro che i genitori avranno bisogno dell’aiuto necessario da tutti i figli (naturali e adottati che siano): sia in senso “affettivo” che in senso materiale. Vi sono dei canoni da rispettare sicuramente ed è la legge solita a conferire ordine alla società intera, partendo dalla famiglia. A nessuno devono essere negati i diritti fondamentali e libertà ben sancite dalla Costituzione Italiana, ma ancor più per soggetti anziani devono mancare il diritto di abitazione, diritto alla salute e affini.

Mettendo da parte sensi morali e religiosi, il Codice Civile sancisce all’art.433 chi deve erogare i c.d. alimenti: il coniuge (se capace, ovviamente), i figli e loro discendenti (nel nostro caso, i nipoti), generi/nuore e fratelli/sorelle. L’art.438 stabilisce chiaramente che gli alimenti devono essere richiesti a seconda del bisogno, sempre volti a stabilire un giusto ed equo mantenimento (ovvero il garantire i diritti principali alla vita del genitore). Si badi bene: si sancisce nell’articolo stesso che gli alimenti devono essere somministrati tenendo conto anche della capacità del somministrante. I figli quindi sono dovuti a mantenere i genitori ma a seconda della propria disponibilità, ovvero a seconda del proprio reddito (quanto prescritto anche dall’art.441 cc). In presenza di più figli, quindi, il figlio avente reddito maggiore è tenuto a dare maggior contributo. Viceversa, il figlio avente reddito minore conferisce minor contributo di mantenimento. Inoltre, in caso di mutamento della situazione delle condizioni economiche del genitore o del figlio (o in assenza, degli altri erogatori), è previsto dall’art. 440 cc eventuale modifica dell’assegnazione (a seconda del caso, riduzione o aumento).

Badate bene però che non tutti i figli sono dovuti al mantenimento dei propri genitori. Con la riforma del 2012 è stato aggiunto l’art.448 bis che nega il dovere di mantenimento dei genitori a figli (o discendenti) esclusi dalla successione (anche se gli eredi legittimi non possono essere diseredati). Insomma, se proprio non si vuole seguire una giusta morale o sentimento, è chiaro che basta leggere il Codice Civile per chiarirsi un po’ le idee.

 

Di Massimo Festosi

Author: Davide Politi

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