Addio alla corruzione

di Federico Quagliuolo

E’ ufficiale: lutto nazionale.
La notizia è delle peggiori e probabilmente questo è il più grave scandalo mai scoppiato a partire dalla nascita dello Stato Italiano: c’è una ondata di legalità in ogni dove, si fatica anche a dirlo, ma la corruzione è andata via.
Le motivazioni di tale improvvisa ed inaspettata fuga non sono state rese note, ma fonti vicine all’ambiente affermano che sia colpa della crisi economica; voci di corridoio, alquanto attendibili, invece, dicono che si sia trasferita a Bruxelles o Francoforte, in cerca di nuove imprese, forse allettata da offerte interessanti.In Italia, però, la situazione peggiora di giorno in giorno: il Premier ha annunciato misure drastiche per ridare agli Italiani ciò che spetta agli Italiani; i parlamentari ed i ministri, invece, hanno organizzato un enorme sit-in di fronte al Quirinale come forma di protesta: secondo loro non riusciranno più ad arrivare a fine mese, probabilmente saranno anche costretti a lavorare.
Sconvolti gli autisti sulla Salerno-Reggio Calabria: in mattinata è stata annunciata la piena operatività dell’intero tratto stradale: code di traffico lunghe 50 chilometri, intera circolazione nel sud Italia bloccata, auto incolonnate solo in una delle ormai tre corsie disponibili: sono tutti convinti che le altre due corsie siano una illusione ottica.
Non sono affatto preoccupati o nervosi i pendolari bloccati in questa infinita coda: gli ultimi sondaggi affermano che non c’è alcun interesse nel ritornare a casa, ora che la Serie A è stata sospesa per una dimissione di massa dell’intero corpo arbitrale. Alcune grandi squadre, oltretutto, sono alla disperata ricerca di dirigenti, dato che molti hanno preferito tentare la fortuna e fuggire in Spagna o in Francia, piuttosto che rimanere alla guida di squadre “non più competitive”.
Si registra, in contemporanea, anche un crollo dello share televisivo non solo in ambito sportivo, ma anche in ambito musicale: i giudici hanno disertato tutti i talent show, dato che era estremamente complesso distinguere la differenza fra vincitori ed ultimi classificati. In una recente intervista, il Capo dello Stato ha parlato di una “Crisi senza precedenti”, specificando che l’immagine dell’intera nazione Italiana potrebbe avere danni irreversibili sul palcoscenico internazionale, perdendo credibilità, ma soprattutto lasciando quei grandissimi primati internazionali che ci avevano piazzato al di sopra di colossi come Russia e Cina, staccando di gran lunga le concorrenti al titolo quali Spagna e Grecia.
Il Premier è stato invitato ad agire il prima possibile per arginare un fenomeno “inaccettabile e contro ogni buon costume”.
Lo stesso Primo Ministro, però, ha rassegnato inaspettatamente le dimissioni, in quanto crede che la sua presenza in parlamento non possa più garantire l’effettiva difesa delle “libertà personali”. Non ha specificato cosa si volesse intendere per “personale”. Lo Stato, dopo l’abbandono del foriero in Europa delle sue virtù, si è trovato disarmato di fronte alla legalità che ne ha preso la poltrona.
Gli economisti ed i politologi non sanno quali possano essere gli sviluppi di tale dilagante disastro: si è anche pensato, come estrema soluzione, ad un
ritorno del Re, ma è arrivata fulminea la smentita dei discendenti di casa Savoia: “Italia? Non abbiamo più nulla a che vedere con simile gentaglia: hanno
perso anche il valore morale più grande ereditato dal nostro casato”! L’opposizione insorge: “colpa vostra, avete reso incostituzionale e fuorilegge una delle più illustri tradizioni di questo paese: senza di lei, come
mangeremo?”. La maggioranza attacca: “Bisognerà rivolgerci alla Grecia, adesso che voi dell’opposizione non siete più sul mercato”.
I Leghisti, furiosi, invocano la secessione: “Questa crisi è eredità del meridionalismo! Ci rubano il lavoro, i soldi, ed adesso hanno distrutto anche l’identità nazionale: abbiamo perso le nostre radici ed i nostri costumi solo
grazie al Sud”.
Parole dure, durissime, che preannunciano mesi di fuoco. Alcuni esponenti più estremisti dello stesso partito minacciano di “scendere in piazza per la
rivoluzione”.
Gli ambientalisti in rivolta: cantieri, abbandonati da tempi immemori, per strade, ponti, stadi, parcheggi e ferrovie, sono stati chiusi ed i lavori conclusi con una celerità impressionante. Anzi, è stata completamente cementata più di metà Italia, per non parlare delle ferrovie e delle fermate dei treni in ogni dove: una metropolitana potrà ora collegare Reggio Calabria a Milano.
Ci si chiede a cosa serviranno tutte queste strutture, gli stessi ingegneri si sono detti “stupefatti, poichè le previsioni più ottimistiche stimavano una chiusura dei cantieri aperti intorno al 2098″. Per l’appunto, i dirigenti delle società edili hanno affermato che, per merito dell’antichissima collaborazione fra cantieri e Corruzione, avrebbero potuto aver da mangiare almeno quattro generazioni, mentre adesso andranno tutti a vivere sotto i ponti. Almeno, questo epilogo darà un senso a ciò che hanno costruito, a loro detta. Nelle città non cambia la situazione di caos: ausiliari del traffico orma  diventati daltonici per riconoscere di quale colore siano realmente le strisce di parcheggio legali ai margini delle strade ed autostrade divenute pericolosissime grazie agli autovelox abusivi non più funzionanti; sindaci ed imprenditori, nervosissimi, si rivolgono ad uomini di malaffare per decidere dove seppellire i rifiuti tossici, ma gli stessi criminali sono affranti nel constatare di non poter più esercitare la propria professione.
Le autorità religiose non sono esentate dall’”ondata devastante”: il Papa, con aria sommessa, ha dichiarato a Radio Vaticana: “Dopotutto, duemila anni di permanenza in questa sede possono stancare chiunque”.
Ci si chiede quale sia il prossimo passo. I cittadini gridano all’apocalisse, i politici hanno perso il sonno, eppure ormai sembra quasi arrivata la stoccata finale: e se tornasse la Libertà di Stampa?

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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