Abolizione del valore legale della laurea, studenti sul piede di guerra

Ecco l’articolo inviatoci da Nicola Iacomino, che ha raccolto il nostro invito e ci ha parlatdo dei possibili futuri provvedimenti del Governo Monti in materia di laurea e valutazione delle Università

In questi giorni si sta molto discutendo sulle liberalizzazioni, argomento che interessa
necessariamente anche noi studenti dato che ancora una volta si è tirata in ballo l’università.  Abolizione del valore legale della laurea, valutare più il prestigio dell’università in cui ci si è laureati che il voto: queste le tematiche che hanno suscitato l’ira degli studenti, da nord a sud, sfociando in proteste di fronte il Ministero dell’Istruzione e della Ricerca e in un volantinaggio alquanto strano. Difatti a essere
sbandierati non sono stati i soliti volantini ma dei pezzi di carta igienica formato laurea. Pezzo di carta, questo secondo i manifestanti diventerà la sudata laurea.

Facciamo chiarezza, iniziando dal primo dei provvedimenti, l’abolizione del valore legale del titolo di studio universitario. Lo scopo dovrebbe essere quello di non permettere in un concorso pubblico di valutare il soggetto solo in base al voto di una laurea, bensì piuttosto si dovrà valutare il solo requisito di merito nella prova d’esame, perché la formazione non avviene solo all’interno di una università e quindi non si dovrebbe permettere di certificare le abilità di uno studente solo sulla base di “un pezzo di carta”. Parole di Monti. Che equità. Resta da chiedersi cosa avranno mai da obiettare i manifestanti. Sarà forse la paura, che è anche la mia, di aprire in questo modo altri margini di discrezionalità assolutamente inammissibili nelle commissioni esaminatrici con il rischio che candidati meno preparati di altri siano avvantaggiati non per la loro formazione e per le loro esperienze professionali ma per le solite amicizie. E’ un problema ben noto nel nostro Paese, che si andrebbe quindi ad aggravare senza nemmeno più il valore legale della laurea.

Preoccupa di più, a mio avviso, la seconda parte del decreto. Il sistema è semplice, almeno come delineato dai nostri Governanti, che sembrano tutti a favore: introdurre un sistema di valutazione nazionale degli atenei, confrontando la valutazione interna da parte delle istituzioni universitarie e una esterna effettuata dall’Anvur, l’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca. L’idea di base sembra buona, sono d’accordo nel dare più peso a una laurea presa in un ateneo qualificato (se per tale non debba intendersi solo ed esclusivamente una università privata) che a quella presa in una università nota magari per programmi un po’ più snelli e docenti più accomandanti alle sedute di esame. Il problema sta nel trovare un giusto metro di giudizio che purtroppo nel nostro Paese è sempre mancato, almeno
quando si parla di istruzione. Il rischio è che l’introduzione di un sistema di
valutazione del prestigio e dell’efficienza dell’università  non apra la strada a processi formativi migliori: il risultato sarebbe creare una disparità enorme tra atenei di serie
A, dove studiare costerà tantissimo, e atenei di serie B, con limiti di spesa molto più accentuati, con un conseguente divario dannoso e inaccettabile per tutti gli studenti che non possono permettersi corsi di laurea in queste “prestigiose”  facoltà e ai quali verrebbe preclusa una formazione di qualità almeno sulla carta.

In questi giorni il governo sembra aver allentato la presa sull’abolizione del valore legale della laurea. Chi invece di sicuro non farà passi indietro è la movimentazione studentesca esasperata. Si spera in un cambio di rotta sicuro
verso mete che non mettano più in discussione i sacrifici degli studenti, e ciò non significa necessariamente non riformare, bensì  farlo con criterio e ragione, e stando alle proteste di questi giorni, di criterio ce n’è stato ben poco.

NICOLA IACOMINO

Author: StudentiGiurisprudenza.it

STUDENTIGIURISPRUDENZA.IT L'Associazione degli Studenti di Giurisprudenza della Federico II Napoli

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