Coltivare la memoria:5 aspetti dei campi di concentramento che forse non sapevi

Tutti sappiamo che il 27 Gennaio fu il giorno in cui le Forze Alleate liberarono gli ebrei dalle torture nel campo di concentramento di Auschwitz.

Oltre la scritta “Arbeit macht frei” c’era lo spettacolo più spregevole che il mondo conobbe in tutta la storia. Una realtà che fino a quella data era rimasta all’oscuro di tutti. Una realtà che però contava circa 15 milioni di morti in pochi anni.
Si tratta di un periodo della storia che va commemorato, anche per renderci conto di quanto oggi siamo fortunati a vivere in una realtà ben diversa da quella e affinché quell’orribile periodo della storia, che ha costretto milioni di famiglie a dividersi e che ha mostrato la rabbia e la meschinità dell’uomo, non si ripeta mai più.

Alla luce di tanti episodi di odierno razzismo,sarebbe utile ricordare quello che diceva Primo Levi in merito allo sterminio degli ebrei:“l’olocausto è una pagina del libro dell’umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria.” 

Troppo spesso si tende a dimenticare che in realtà non sono passati così tanti anni. I perseguitati di allora per certi versi sono gli stranieri di oggi e la paura per lo straniero,il diverso si ritrova ancora oggi nell’odio che viene fomentato nei loro confronti. Alla base del pregiudizio razzista e dell’ostilità infatti, secondo alcuni studiosi, ci sarebbe il terrore del nostro declassamento,le cui cause vanno ricercate nella società opulenta in cui viviamo.

La globalizzazione dovrebbe educarci in questo senso al relativismo culturale, per recuperare una dimensione umana perduta in alcuni casi. Probabilmente per rendercene conto servirebbe sempre più una cultura laica ed umanista, che educhi alla fraternità e all’uguaglianza. La modernità prende avvio anche e sopratutto da questa consapevolezza.

Al giorno d’oggi quindi la sfida del multiculturalismo e dell’europa unita, che tanto diamo per scontata, è capire che l’incontro di culture diverse non è una minaccia per l’identità di nessuno.

Per questo vi proponiamo al riguardo alcuni aspetti forse inediti per molti,ma saranno servono a ricordare che “siamo sempre lo straniero di qualcun altro. Imparare a vivere insieme è lottare contro il razzismo” .

 

1.La scritta che “accoglieva” gli ebrei situata all’entrata del campo di concentramento di Auschwitz non è originale. Venne rubata nella notte tra il 17 e il 18 Dicembre e ritrovata qualche giorno dopo, spaccata in tre parti, nel nord della Polonia.

2. L’entrata principale del campo di concentramento di Birkenau era appositamente divisa in due binari,così da attuare una prima selezione; da una parte andavano gli uomini utili al lavoro e dall’altra le donne, i bambini e gli anziani destinati alle camere a gas.

3. Una prima selezione veniva fatta anche nei vagoni,che potevano contenere al massimo 50 persone, ma non era raro vedere più di 200 persone ammassate l’una sull’altra. Arrivati ai campi di concentramento tantissime persone erano già morte.

4. Secondo un’indagine storiografica i capelli dei detenuti venivano rasati e lavorati per creare dei vestiti e il grasso degli ebrei veniva utilizzato per produrre il sapone. Le parti del corpo che erano tatuate venivano tagliate e lavorate per creare borse.
5.L’azienda che produce lo Zyklon B, acido cianidrico utilizzato nelle camere a gas, esiste ancora,ma ormai non produce più quell’acido.

Lo Ziklon B ha avuto tra l’altro un predecessore: lo Ziklon A, un pesticida sviluppato durante la Prima Guerra mondiale da Fritz Haber, uno scienziato di origine ebraica.
Haber era un fervente patriota tedesco. Per le sue scoperte nel campo della chimica fu insignito del Premio Nobel nel 1918. Ancora oggi circa metà della produzione alimentare mondiale si regge su fertilizzanti sviluppati a partire dalle ricerche di Haber.
Entrato alle dipendenze del Kaiser, Haber si mise però al lavoro su gas nervini e pesticidi utilizzati in trincea; tra questi ultimi lo Ziklon (Ciclone in tedesco). Anni dopo, la stessa formula fu modificata per creare lo Ziklon B, l’infausto gas utilizzato nei campi di concentramento.
Dopo la guerra,Haber fu costretto ad allontanarsi dalla Germania in vista del crescente antisemitismo che lo aveva già spinto in precedenza a convertisi al cristianesimo.

Vogliamo chiudere questo articolo ricordando quanto scriveva Liliana Segre:coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e di sofferenze, a ricordare che ciascuno di noi ha una coscienza e la può usare”.

 

-Rita Melluso

Author: Caterina Bracciano

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