32 dicembre, ovvero il regime giuridico dei fuochi d’artificio

Ma voi lo sapete, in tutto il mondo, quanti popoli sparano? Ci sono tre popoli che sparano: il popolo cinese, il popolo messicano e il popolo napoletano. Però con questa differenza: che il cinese, un cinese spara per un cinese solo, il messicano spara per un messicano, invece il napoletano spara per tre cinesi, tre messicani e per dodici napoletani più uno che è lui che spara, no? 

Nel 1988 usciva il film “32 dicembre“, diretto ed interpretato da Luciano De Crescenzo: la pellicola è suddivisa in 3 episodi, di cui l’ultimo, intitolato “I penultimi fuochi“, narra le peripezie di un disoccupato partenopeo per racimolare i soldi necessari all’acquisto di una batteria di fuochi d’artificio, per non sfigurare dinanzi alla prole ed al vicinato.

Al termine dell’episodio, il protagonista viene convocato dal commissario per discutere del fatto che, all’inizio di Gennaio, abbia fatto esplodere gli agognati fuochi pirotecnici, turbando la quiete del quartiere: la lettura del codice penale è l’occasione per disquisire, anche al di fuori della finzione cinematografica, sul regime giuridico dei fuochi d’artificio e della consuetudine di spararli la notte di Capodanno.

L’articolo enunciato dal commissario è il 703 del codice penale, rubricato “Accensioni ed esplosioni pericolose“, il quale recita: “Chiunque, senza la licenza dell’autorità, in un luogo abitato o nelle sue adiacenze, o lungo una pubblica via o in direzione di essa spara armi da fuoco, accende fuochi d’artificio, o lancia razzi, o innalza aerostati con fiamme, o, in genere, fa accensioni o esplosioni pericolose, è punito con l’ammenda fino a euro 103. Se il fatto è commesso in un luogo ove sia adunanza o concorso di persone, la pena è dell’arresto fino a un mese”.

Come legittimamente rileva l’antieroe napoletano, la disposizione(che non è stata investita dalla depenalizzazione operata con legge n.689 del 1981)non esclude i fuochi pirotecnici fatti scoppiare in occasione del Capodanno dall’ambito oggettivo di applicazione della fattispecie contravvenzionale: ed allora come mai l’esplosione dei fuochi d’artificio di Capodanno, entro certi limiti, non viene perseguita?

La consuetudine dei fuochi pirotecnici durante la notte di San Silvestro risale all’epoca in cui divennero popolari i fuochi d’artificio in Occidente, e simboleggia l’espulsione del vecchio anno con le sue negatività: la ripetitività dell’usanza potrebbe giustificare la mancata applicazione(almeno fino a tempi recenti)della sanzione penale in termini di consuetudine scriminante, la quale, secondo parte della dottrina, introduce nell’ordinamento nuove cause di giustificazione e nuove cause di esclusione della colpevolezza non codificate, in ossequio ad un generalizzato principio del favor rei.

La sistematicità dei fuochi d’artificio a Capodanno(ed anche al di fuori di tale data)sembra aver condotto de facto ad una disapplicazione della norma penale tuttora vigente: tuttavia, si registra una recente tendenza delle Amministrazioni comunali ad arginare gli eventi di pericolo e di danno conseguenti al fenomeno, attraverso la predisposizione di strumenti propedeutici all’irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie.

Il Comune di Roma, ad esempio, nel 2016 ha emanato un’ordinanza che vietava l’utilizzo di materiale esplodente ed artifici pirotecnici dal 29 dicembre all’1 gennaio, al fine di “garantire l’incolumità pubblica, la sicurezza urbana, la protezione degli animali e assicurare le necessarie attività di prevenzione“; la violazione di tale divieto comportava una sanzione amministrativa che poteva giungere ad un ammontare di 500 euro.

Il Comune di Empoli, invece, prevede il divieto di simili attività nel regolamento di polizia urbana, entrato in vigore nel 2012.

-Rossella Giuliano

Author: Rossella Giuliano

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