Obiezione di coscienza: ratio e implicazioni

Dione disse: “Fa il militare se non vuoi morire”. Massimiliano rispose: “Non faccio il soldato.
Tagliami pure la testa, io non faccio il soldato per questo mondo, ma servo il mio Dio”.
Il proconsole Dione riprese: “Chi ti ha messo queste idee nella testa ?”. Massimiliano rispose: “La
mia coscienza e colui che mi ha chiamato”.

Gli “Acta Maximiliani” raccontano il rifiuto del coscritto Massimiliano di prestare il servizio militare. L’episodio
avviene il 12 Marzo 295 nel foro di Tebessa, presso Cartagine. Secondo quanto stabilito dalla legge romana nel II secolo d.C. il servizio militare era obbligatorio per tutti i figli del graduati e Massimiliano pur essendo figlio del
veterano Vittore si rifiutò di arruolarsi nell’esercito romano e venne così condannato e
giustiziato dal preconsole Dione.

A ventun anni aveva una fede fortemente radicata, un gran coraggio e sopratutto un unico
imperativo categorico da ascoltare : la voce della sua coscienza.
Rappresenta dunque il primo grande caso di diritto di riconoscimento della libertà della propria
coscienza, quello che tecnicamente definiamo obiezione di coscienza. Un diritto
tanto evocato e tanto dibattuto .

Analizziamo quindi con occhio giuridico la ratio sottintesa al diritto stesso.

In latino ”obicere” significa contrapposizione, rifiuto. L’obiezione di coscienza è ,infatti, il rifiuto di obbedienza ad una legge o ad un comando dell’autorità perché considerato in contrasto con i principi e le convenzioni personali radicati
nella propria coscienza.

Nella costituzione, lo troviamo riconosciuto ai sensi dell’art 2 . La coscienza ha rilievo quale principio creativo che rende possibile la realtà delle libertà fondamentali dell’uomo p er questo essa gode di una protezione tale per cui quelle libertà e quei diritti non risultino irragionevolmente compressi.

A prevedere in determinate materie il diritto di obiezione di coscienza è l’ordinamento stesso . Uno fra i casi noti è l’obiezione al servizio militare obbligatorio ed infatti la prima norma a disciplinarla fu l. n 772/ 1972, la cosidetta Legge Marcora. Ma rimangono altri ambiti in cui tale diritto conserva la sua importanza, per esempio in merito alla procreazione assistita, alla sperimentazione animale e sopratutto l’aborto.

Nella realtà odierna quante volte è legittimo appellarsi all’obiezione di coscienza?
Soffermiamoci su un caso recente , la l. 132/2018. Il cosidetto “decreto sicurezza” ha dato, infatti , adito a
non poche contestazioni.Nello specifico, la polemica divampa relativamente alla parte delle
norme in materia di immigrazione restrittive circa il riconoscimento dell’accoglienza di migranti innescando in diversi sindaci una sentita evocazione al diritto
di obiezione di coscienza. Si fa appello al rispetto di diritti umani fondamentali della persona
prevalenti rispetto alla legge trovando,dunque, in essi la causa motrice della “rivolta” di
coscienza.

L’inno alla propria libertà di coscienza, ma il perimetro entro cui confinare questa libertà deve essere però sempre “secundum legem”.

 

 

-Giusy De Rosa

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Fonti :

-esseciblog.it ;

-serviziocivile,gov.it;

-sent CC n° 446/1991;

-artt.23,24,25,26,27,28,29 e 30 della l. 87/ 1953,

Author: Caterina Bracciano

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